Oceani di parole

Oceani di parole. Prima ancora di salire sulla nave dei pazzi, prima di cominciare a navigare e farci trascinare dalle sensazioni del viaggio, ci siamo accorti che già nuotavamo, in un mare di parole. I piccoli racconti e le sensazioni, gli incitamenti e i preparativi, l’organizzazione e le emozioni che Lo Sbarco già trasmette: ci siamo accorti che ci sono tanti diari di bordo prima di salire a bordo, migliaia di tracce disseminate su sentieri paralleli. Stanno nelle mail che ogni giorno ci scambiamo, riempiono gli angoli di questo blog; sorridono dai video che abbiamo girato oppure sono ancora dentro di noi, in attesa di essere scritte. Che ne direste di raccogliere ognuno di questi frammenti in un punto solo?
Noi del gruppo di Bruxelles abbiamo la possibilità di pubblicare presso una piccola casa indipendente, Linea BN edizioni. Sarebbe un libretto di poco più di cento pagine, formato tascabile, fatto per raccogliere i testi e le immagini della nostra avventura: tutti quelli che lo volessero, lo potrebbero prefinanziare sulla nave o a Genova e poi riceverlo nelle proprie città, qualche settimana dopo. E sono davvero infinite le cose che già adesso potremmo raccontare. Come nasce l’idea dello Sbarco: chi è chi l’ha pensata e chi partecipa, come vediamo noi l’Italia da fuori, cosa ci preoccupa, come abbiamo pensato di agire. Perché la nave: poetica della nave, significati dei Mille, significati dei contatti attraverso il Mediterraneo, antitesi tra “gli sbarchi” e “Lo Sbarco”, perché Barcellona, perché Genova. La storia di ciascuno dei nostri gruppi, le iniziative, l’organizzazione dal basso, insieme al bagaglio che carichiamo sulla nave: i diritti che vorremo “riportare in Italia”, le emergenze che ci preoccupano di più.
Ora, proprio perchè per un programma di questo tipo non bastano i contenuti del sito, dei blog e delle pagine Facebook, abbiamo bisogno del contributo personale di ognuno di noi: perché allora non provare a seguire queste tracce che adesso buttiamo là, e scrivere quelle parole che vorremmo tutti sapessero, e scattare quelle foto che meglio raccontano l’impresa? Naturalmente, a sbarco finito il materiale potrebbe diventare ancora più ricco: con i racconti della navigazione del momento dell’arrivo, con l’accoglienza di chi ci aspetta nel porto, con le reazioni che abbiamo suscitato e, infine, con i nostri pensieri di quando guarderemo cosa abbiamo fatto oggi, e ci chiederemo cosa fare domani.

Aspettiamo i vostri contributi ai contatti di Bruxelles:

Grazie fin da adesso, e buon viaggio a ognuno di noi.

BXL-PARIGI-BXL

Che fortuna essere a Bruxelles, di questi tempi in cui lo sbarco collega le persone. C’è un evento a Parigi? Ma chi se lo perde! Ed ecco i rinforzi dal Belgio. Una piccola delegazione di donne non piccole si è presentata all’appello. Eccole entrare nel teatro dell’oppresso e assistere a un concerto originale dedicato a Lo sbarco, per dare voce agli immigrati italiani in generale e a quelli di Barcellona che hanno cominciato tutta l’impresa. Di voce in voce, di mano in mano, di suono in suono, da uno all’altro, Parigi val bene un concerto cosi’. L’entusiasmo è alle stelle, il teatro è pieno e noi di Bruxelles possiamo dire: noi c’eravamo!

Vi lascio un’istantanea narrata: lo striscione de Lo sbarco Bruxelles: lo sbarco, la nave dei diritti. Dietro lo striscione: Lorenzo, Gea (Sbarco Parigi), Cecilia e Silvana (Sbarco Bruxelles), dietro di loro le locandine del Festival Migrations; locali del Teatro dell’Oppresso, Parigi.

Se Eluana fosse stata in Belgio

Scrivere dell’incontro con Beppino Englaro non è affatto semplice perché ascoltare una storia nota, ma attraverso le parole del protagonista, ha davvero un altro sapore.

Lo abbiamo incontrato la settimana scorsa a Bruxelles, dove ha partecipato ad una conferenza dal titolo interessante “Se Eluana fosse stata in Belgio”, in cui si è parlato delle leggi belghe in casi simili al suo, e in cui abbiamo ascoltato un’altra testimonianza di un italiano emigrato qualche anno fa che ha avuto esito diverso, raccontata dal suo compagno belga.
Di fronte a concetti cosí enormi come la vita e la morte ognuno ha il diritto di pensarla a suo modo. Eppure io credo che un paese civile non debba permettere che la politica possa manipolare a suo piacimento e in un modo cosí violento e spudorato la vita e la dignità di un cittadino.
Così al dolore si aggiunge la rabbia, che però è una rabbia positiva, che vuole lasciare un segno, che vuole lottare in nome del diritto alla scelta.
E quello che mi resta di quella serata è l’immagine di un uomo che parla di sua figlia come una “battagliera della libertà”, con l’articolo, come facciamo noi al sud “L’Eluana si sarebbe battuta per questi diritti” risponde sorridendo quando ci presentiamo come un gruppo di italiani che sta portando avanti una piccola battaglia per i diritti di tutti.
“Se sarò libero verrò a Genova con voi. Che altro posso fare?”. “Se avesse voglia di fare un breve appello…”, e Beppino è davanti alla telecamera, e non parla in prima persona. “L’Eluana sarebbe stata in prima linea…”

Un barcellonese a Bruxelles

“Vengo a portarvi le magliette” , mi aveva scritto Andrea in chat, come se abitasse dietro l’angolo, “se avete voglia che io venga a trovarvi, naturalmente”. Quasi sottovoce, se sottovoce si può scrivere in chat, ma si capiva che dietro c’era un grande entusiasmo, una gran voglia di scoprire Bruxelles e conoscere tutti noi. E con altrettanto entusiasmo abbiamo aspettato la sua visita –quella di una delle menti di questa pazza idea- per poterlo travolgere con le nostre domande, ma pure per stringerlo in un forte abbraccio collettivo. Cosi è sbarcato da Barcellona sabato mattina molto presto, carico di t-shirt e spillette, sosta doverosa in Grande Place, gaufre con gelato alla vaniglia e datteri e subito a volantinare per la festa del primo maggio, con alcuni membri del gruppo belga.

E poi domenica, giornata intensa, sfiancante: avevamo fissato un appuntamento importante, il primo pranzo popolare del gruppo Lo Sbarco in Belgio. L’occasione per raccogliere un po’ di fondi, ma soprattutto per farci conoscere, per parlare della nave, dei diritti, di tutto quello che abbiamo costruito finora, dei progetti futuri.

Così, in mezzo a più di 100 ospiti, italiani ma non solo, davanti a una paella straordinaria e pasta e vino e dolci e tutti a lavorare -Andrea ha spalmato salse sulle tartine per ore, ore! Le ragazze hanno lavato i piatti di ceramica perché la plastica inquina! D.alla vendita delle magliette (“Avrei dovuto fare il commerciante, non lo storico!”), C. rigorosissima alla cassa (“ma i bambini non pagano!”), altri sbarchini al bar tra birre e limoncelli– la domenica è trascorsa tra lavoro fisico e mentale, tra discorsi impegnativi e tante risate.

Perché uno degli scopi piú importanti di questa nostra iniziativa è proprio incontrarsi, lo scambio, la conoscenza. Per questo vogliamo ringraziare Andrea: grazie soprattutto a tutta l’energia che c’è dietro di te, che è il fantastico gruppo di Barcellona, i colori delle magliette, la grafica dei manifesti, il lavoro dietro al sito, lo scambio continuo di mail per l’organizzazione di riunioni, incontri e scambi di informazioni per i giornalisti, il lavoro è enorme. Ancora una volta sono le immagini che vogliono raccontare tutto ció che è accaduto. Anche se il bello, di questo ne siamo sicuri, deve ancora arrivare.”

La nave in radio

Radioalma nasce a Bruxelles nel 1978 come radio libera. Nasce da un’esigenza particolare, quella di alcuni giovani emigrati in Belgio di voler raccontarsi, comunicare, esprimersi. RadioAlma è una radio pluralista e indipendente che ha una programmazione ricca e variegata: al 20% italiana, 20% spagnola, 10% greca e portoghese, 50% francese. 8 i programmi italiani, attivissimi e simpatici gli speaker che si possono seguire sia in rete che in diretta.

Ieri sera una piccola delegazione del gruppo Lo Sbarco di Bruxelles ha avuto il piacere di conoscerli. Siamo stati ospiti di Brussellando e abbiamo raccontato la nostra iniziativa che dalla prossima settimana si potrà ascoltare anche sul sito. Oggi saremo invece ospiti di Centocittà, un programma che vuole raccontare le città italiane attraverso diversi protagonisti, trasmissione “fuoriluogo, impertinente e assolutamente da non perdere”. Ci sentiamo su Radioalma (101.9) alle 20h oggi giovedì 22 aprile!

Perchè salgo sulla nave

Salgo sulla nave perchè l’Italia è una barca che fa acqua da tutte le parti, ma non per questo non puo’ essere sanata.

Salgo sulla nave perchè credo alla partecipazione collettiva che fa di un gruppo, una comunità.

Salgo sulla nave perchè sono in Belgio da tre anni, ma non per questo non mi sento più italiana.

Salgo sulla nave perchè sono napoletana e ho tanta rabbia dentro, ma anche tanta buona volontà.

Salgo sulla nave perchè è un’idea bellísima: un’iniziativa simbolica, ma positiva e coinvolgente.

Salgo sulla nave con il cuore aperto, con il proposito di emozionarmi e condividere con tanti altri un coro di voci.

Salgo sulla nave perchè l’Italia ha bisogno di un nuovo credo, lontano dalla religione, lontano dalla politica e fondato sulle persone.

Salgo sulla nave perchè credo nella forza della società civile.

Ci prepariamo allo sbarco

Le vacanze di Pasqua (les vacances de printemps, le chiamano qui), in Belgio durano due settimane. Le scuole riapriranno solo domani. Anche noi ci siamo concessi una pausa. Piú breve dei nostri amici belgi, ma comunque abbiamo saltato alcuni incontri settimanali. Molti di noi sono stati in Italia, molti hanno votato. Ci siamo incontrati qualche giorno fa e l’entusiasmo è immutato. Anzi, ho l’impressione che la voglia di organizzare e di partire stia crescendo.
In 17 abbiamo già comprato il biglietto aereo per Barcellona, arriveremo il 25 giugno, poco prima della partenza ma in tempo per l’inizio dei festeggiamenti. Altri si aggiungeranno presto, alcuni stanno pensando di raggiungere direttamente Genova.
Nuove proposte ed idee stanno venendo fuori. Questi due mesi che ci separano allo Sbarco saranno molto intensi. Abbiamo un calendario fitto di eventi, domani ci incontreremo per fissare i dettagli. Stiamo preparando un video in cui ognuno di noi racconterà la ragione del suo sbarco. Sarà pronto la settimana prossima, abbiamo voglia di farci conoscere, vogliamo dare un volto al gruppo di Bruxelles, vogliamo mostrare il nostro entusiasmo, vogliamo metterci la faccia. E vogliamo raccontare quello che sta accadendo qui. Nell’attesa di incontrare, tra un paio di settimane, i “rinforzi” da Barcellona, le energie che arriveranno il primo maggio dalla Spagna, per una prima fusione prima dell’incontro di giugno.

Lo sbarco tutti insieme da Bruxelles

Il viaggio individuale é un viaggio relativamente semplice. Si sceglie la meta e ci si mette in cammino. C’é un detto che dice “Se vuoi andare veloce vai da solo. Se vuoi andare lontano vai insieme ad altri”.

L’organizzazione del viaggio collettivo da Bruxelles risulta laboriosa. Decidere il mezzo di trasporto per Barcellona, organizzare gli spettacoli sulla nave, sensibilizzare all’iniziativa, l’autofinanziamento, perfino le scelte del colore delle magliette fanno discutere, portano via del tempo.

Sarebbe piú semplice dire “Questo é il tragitto, quota di adesione e si parte”. Ma lo spirito dell’iniziativa é ben diverso. Una di noi, l’altro giorno, mi ha fatto notare che per l’autofinanziamento, a livello di tempo e guadagni, si va in perdita.

L’organizzazione di eventi porta via energie e intere serate, e non rende quanto dovrebbe, cosa fondamentalmente vera. Eppure, sebbene poco “produttivo” , il tempo che passiamo insieme, che dedichiamo al nostro sbarco, é già l’inizio di questo viaggio. Noi ci siamo messi in moto quando siamo nati in quanto gruppo; le nostre teste, le nostre energie sono in fibrillazione da mesi. Le idee nascono e circolano, sono già in giro con la valigia e il salvagente. La traversata fino a Genova sarà una tappa di un lungo viaggio. Sarà il giorno in cui il gruppo di Bruxelles incontrerà quello di Barcellona e gli altri italiani che vivono in Europa. Sarà un grande giorno, un momento importante, una bellissima festa. Perché non solo insieme si va piú lontano. Insieme ci si diverte molto di piú.

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